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L'operazione grazie ai filmati delle telecamere piazzate nei pressi dell'abitazione in uso al 28enne

Dagli ordini di cocaina e hashish su Telegram alla consegna a casa

Ecco come funzionava la rete dello spaccio in Val d’Agri. Ricostruiti centinaia di episodi. A capo della presunta associazione Cesare Augusto Gambioli

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Dagli ordini di cocaina e hashish su Telegram alla consegna a casa
MARSICOVETERE – Dagli “ordini” via Telegram alla consegna. I carabinieri, grazie ai filmati registrati dalle telecamere piazzate nei pressi di un’abitazione di Villa d’Agri in uso a Cesare Augusto Gambioli, il 28enne ritenuto a capo della presunta associazione a delinquere attiva in Val d’Agri e dedita allo spaccio di cocaina, hashish e marijuana, sono riusciti a ricostruire centinaia di episodi di cessione di sostanze stupefacenti ad assuntori del posto, alcuni dei quali giovanissimi.
E molti di loro, una volta convocati dagli inquirenti, non hanno potuto far altro che confermare di aver ripetutamente acquistato droga dal 28enne, svelando anche i costi delle dosi. Per un grammo di cocaina servivano 80 euro (cifra che spingeva molti “clienti” ad acquistarne al massimo mezzo grammo per una spesa di 40 euro), molto più economico l’hashish venduto a dieci euro al grammo. Ai carabinieri hanno raccontato di aver contattato più volte Cesare Augusto Gambioli su vari account Telegram a lui riconducibili per poi concordare la consegna che a volte avveniva anche in zone centrali e luoghi di aggregazione giovanile di Villa d’Agri. Il 28enne – secondo gli inquirenti – riusciva a muoversi con disinvoltura sul territorio anche grazie alle “dritte” che riceveva dallo zio, il vigile urbano Giuseppe Gambioli, 62 anni, per il quale è scattata la sospensione dal servizio per 12 mesi con l’accusa di accessi abusivi al portale della Motorizzazione Civile effettuati per avvisare il nipote dell’eventuale presenza di veicoli riconducibili alle forze dell’ordine.
Agli atti ci sono diverse conversazioni telefoniche tra zio e nipote, in cui il primo rassicura il secondo sull’assenza di controlli nei pressi della sua abitazione dopo aver verificato il numero di targa di vetture indicate da Cesare Augusto Gambioli. Per la Dda il ruolo del vigile urbano era da inquadrare come partecipe della contestata associazione a delinquere, ma il gip è stato di diverso avviso, ravvisando nelle condotte del vigile urbano solo “comportamenti illeciti volti a favorire il nipote”. Cesare Augusto e Giuseppe Gambioli sono rispettivamente figlio e fratello di Carmine Gambioli, protagonista della stagione criminale valdagrina degli anni ‘90, durante la quale divenne prima latitante in Croazia e poi collaboratore di giustizia.

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