POTENZA – Associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al compimento di diversi reati, come atti intimidatori e incendi, la detenzione di armi da sparo e di munizioni e violente ritorsioni contro gli avversari come il tentato omicidio di Angelo Di Muro e l’aggressione ai danni di Dario D’Amato. Queste le accuse principali che hanno portato il tribunale di Potenza a condannare a 20 anni di reclusione Gioacchino Sergio Cassotta (53 anni) e a 19 anni di reclusione Giuseppe Caggiano (33 anni). Pena più bassa, invece, per Giuseppe Cacalano: nove anni di reclusione per effetto della derubricazione di alcuni reati (l’accusa di estorsione è stata derubricata a minaccia mentre è stata esclusa l’aggravante mafiosa per l’incendio di un’autovettura). Per gli altri otto imputati sono scattate cinque assoluzioni e tre prescrizioni: assolti Donato Prota, Luciano Grimolizzi, Massimo Aldo Cassotta, Michele Gerardo Morelli e Simone Battaglia, prescrizione per Alessandro Sportiello, Nicola Fontana e Donato Sassone. Caduti completamente i capi di imputazione relativi alle presunte estorsioni ai danni di alcuni imprenditori, compresa quella che secondo l’accusa era stata consumata ai danni dell’attuale sindaco di Melfi, Giuseppe Maglione, costretto per gli inquirenti ad assumere familiari di Massimo Aldo Cassotta presso una delle sue società (assolti “perchè il fatto non sussiste Massimo Aldo Cassotta, Gioacchino Sergio Cassotta e Giuseppe Cacalano). Solo cinque i capi di imputazione rimasti in piedi rispetto al quadro accusatorio iniziale prospettato dall’accusa: si tratta di fatti decisamente datati e relativi all’operazione denominata “Tandem”, risalenti al periodo compreso tra il 2008 e il 2010. La sentenza è arrivata ieri pomeriggio al termine di una lunga camera di consiglio: il collegio giudicante presieduto dal giudice Rosario Baglioni ha disposto l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici dei tre arrestati, mentre per Gioacchino Sergio Cassotta e Giuseppe Caggiano è stata disposta la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di cinque anni.