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Tocca sperare in un autunno generoso

Crisi idrica, senza pioggia rischio nuova emergenza

L’estate appena finita è stata meno avara di precipitazioni piovose rispetto allo scorso anno, ma l’apporto agli invasi lucani è stato molto scarso

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Crisi idrica, senza pioggia rischio nuova emergenza
La diga del Camastra
POTENZA – L’estate che si siamo appena lasciati alle spalle è stata sicuramente meno avara di precipitazioni piovose rispetto allo scorso anno, ma l’apporto agli invasi lucani è stato molto scarso. Spesso si è trattato, infatti, di fenomeni molto intensi e di breve durata, esattamente il contrario di quello che servirebbe in questo momento alle nostre sorgenti e dighe, ovvero precipitazioni costanti e prolungate nel tempo. Ed ora tocca sperare in un autunno generoso e piovoso per non rischiare di ripiombare nuovamente in una situazione di emergenza come quella che proprio in questo periodo, un anno fa, stava assumendo i contorni più gravi a causa del progressivo svuotamento della diga del Camastra.
Proprio partendo dall’invaso che serve 29 Comuni, a partire dal capoluogo di regione, la situazione resta al momento sotto controllo, ma di certo non si possono dormire sonni tranquilli. La quota di invaso è scesa sotto i 6 milioni di metri cubi, a fronte dei 3,2 milioni che erano presenti in diga nello stesso periodo dello scorso anno, ma si tratta di un livello non proprio rassicurante per attendere l’inverno (sempre sperando che la stagione più fredda possa regalare pioggia e neve in abbondanza) senza ansie e preoccupazioni. Va addirittura peggio per gli altri invasi principali della nostra regione, Pertusillo e Monte Cotugno, alle prese con un grave deficit idrico rispetto a dodici mesi fa. Nella diga della Val d’Agri la situazione peggiore, con poco più di 32 milioni di metri cubi invasati, addirittura 23 in meno rispetto al 25 settembre dello scorso anno. Per l’invaso di Senise il gap in negativo si ferma a circa 15 milioni di metri cubi, con 53 milioni di metri cubi invasati rispetto ai 68 di dodici mesi fa. Numeri che allarmano sopratutto il comparto agricolo.
E anche l’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale ha innalzato il livello di allerta da medio a elevato sul fronte della crisi idrica in Basilicata, situazione che accomuna tutti e tre i principali sistemi idrici: Basento-Camastra-Agri, Vulture-Melfese e Collina Materana. A livello istituzionale, si continua a pensare a soluzioni condivise tra le regioni del Mezzogiorno, ormai quasi tutte, chi più chi meno, accomunate dalla siccità e dalla carenza di risorsa idrica da destinare al comparto primario. Oggi gli agricoltori del Sud si ritroveranno a Bari per una mobilitazione ufficialmente dedicata alla questione della tutela del grano italiano, ma sarà sicuramente l’occasione per tornare a chiedere risposte e soluzioni urgenti anche sul fronte della crisi idrica.
Tra i progetti messi in campo c’è quello del collegamento tra la diga molisana del Liscione e le aree settentrionali di Puglia e Basilicata, proprio per dare una boccata d’ossigeno al comparto agricolo nella zona del Lavellese, quella che da mesi sta subendo le conseguenze maggiori nella nostra regione a causa delle carenze idriche. Ma mentre per il tronco pugliese del progetto nelle ultime settimane sembrano esserci stati dei concreti passi avanti, su quello lucano, almeno ufficialmente, siamo fermi agli incontri e agli annunci iniziali della scorsa primavera. In attesa di sviluppi non resta che guardare con attesa e fiducia all’autunno, con il ritorno della pioggia che potrebbe coincidere con l’inizio del mese di ottobre.
Tornando al fronte dell’acqua potabile, per i 29 centri serviti dal Camastra sarà importante monitorare l’andamento delle quote di invaso da qui a Natale: senza apporti significativi di pioggia nei prossimi due mesi capaci di dare nuova linfa alle sorgenti, il rischio di ritrovarsi di nuovo alle prese con sospensioni dell’erogazione idrica diventerebbe assai concreto.

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