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Emergenza droga

Spaccio nei luoghi della “movida” giovanile: in 34 a processo

Tra gli imputati molti giovanissimi: il giro di stupefacenti tra Potenza, Tito, Avigliano e Pietragalla

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Spaccio nei luoghi della “movida” giovanile: in 34 a processo
POTENZA – Il gup del tribunale di Potenza, Ida Iura, ha rinviato a giudizio 34 persone, molte delle quali giovanissime (poco più che ventenni), al termine dell’udienza preliminare del processo scaturita dall’inchiesta “All’ombra della torre” che nell’ottobre del 2023 aveva portato la Squadra Mobile di Potenza ad eseguire decine di misure cautelari e perquisizioni nell’ambito di presunti appartenenti a due distinti sodalizi dediti al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) tra Potenza, Tito, Avigliano e Pietragalla, capeggiati, secondo la ricostruzione accusatoria, da due giovani di 24 e 28 anni, residenti rispettivamente ad Avigliano e Tito. Una diffusa rete di spaccio che, come detto, avrebbe coinvolto diversi giovanissimi con ruoli ben definiti e decine di trasferte verso le piazze di approvvigionamento, ovvero Eboli, Cerignola e i dintorni di Roma. I due sodalizi in poco più di tre anni di indagini, e senza fermarsi nemmeno durante il lungo lockdown per l’emergenza Covid, avrebbero trattato complessivamente qualcosa come 44 chilogrammi tra hashish e marijuana e 250 grammi di cocaina. La droga veniva spacciata nei pressi dei luoghi maggiormente frequentati dai giovani come piazze, scuole e parchi urbani. L’operazione aveva fatto tornare in primo piano l’allarme sociale legato proprio al fenomeno dello spaccio di droga nei luoghi della movida giovanile (piazza Don Bosco, rione Cocuzzo, Poggio Tre Galli e il parco “Elisa Claps” a Macchia Romana le zone della città di Potenza maggiormente coinvolte, mentre a Tito la zona maggiormente interessate dall’attività di spaccio era la villa), anche perché ad acquistare le dosi erano spesso minorenni e giovanissimi. Per quanto riguarda l’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti, gli inquirenti attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, pedinamenti tradizionali e a distanza e acquisizioni documentali avevano ricostruito 31 trasferte in direzione Cerignola e 20 trasferte verso Eboli per quanto riguarda il primo sodalizio, quello operativo tra Potenza e Tito. Gli indagati avevano una totale dimestichezza con le nuove opportunità offerte dal web per provare a schermare il più possibile il business illecito degli stupefacenti: era infatti emerso che il rifornimento di droga da parte dei due gruppi avveniva parallelamente sia da fornitori operanti su internet che tramite pagamenti in bitcoin, privi di ogni tracciabilità, che inviavano la sostanza stupefacente direttamente a casa dei sodali e dei loro parenti deceduti. Un altro metodo per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine era una sorta di “consegna a domicilio” su via ferrata: gli indagati che si trovavano a bordo di un treno con addosso della sostanza stupefacente, lungo il percorso cedevano la droga alle fermate agli acquirenti che erano in attesa nei pressi degli scali ferroviari. Le indagini erano partite da un arresto in flagranza di reto effettuato nel 2019. In merito al confezionamento dei panetti di hashish, infine, significativi sono stati i rinvenimenti di confezioni riportanti etichette raffiguranti banane o personaggi dei cartoni animati. Complessivamente davanti al gup per l’udienza preliminare del processo si erano presentati altri 19 imputati, la cui posizione è stata stralciata perché definita diversamente tra condanne con il rito abbreviato, patteggiamenti e messa alla prova. La prima udienza del processo a carico delle 34 persone rinviate a giudizio è stata fissata per il prossimo 11 settembre davanti al Collegio B del tribunale di Potenza.

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