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Nessuna colpa medica riconducibile al decesso

Caso Nicastro, quanti dubbi sull’operato della Regione

Questa la conclusione dei consulenti nominati dal procuratore aggiunto di Potenza per far luce sul decesso del blogger potentino di 67 anni stroncato dal Covid

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Caso Nicastro, quanti dubbi sull’operato della Regione
POTENZA – Nessuna colpa medica direttamente riconducibile alla morte di Antonio Nicastro, ma tanti dubbi sull’operato della Regione Basilicata. E’ questa la conclusione a cui sono giunti i consulenti nominati dal procuratore aggiunto di Potenza, Maurizio Cardea, per far luce sul decesso del blogger potentino di 67 anni stroncato dal Covid-19 lo scorso 2 aprile dopo aver invocato per circa due settimane di essere sottoposto a tampone. “Riteniamo – scrivono nelle conclusioni della loro consulenza il medico legale Giovanni Zotti, l’infettivologo Massimo Delfino e l’anatomo-patologo Noè De Stefano – che non vi siano state condotte colpose a carico dei sanitari che ebbero in cura il Nicastro, soprattutto in considerazione delle conoscenze dell’epoca in cui si sono svolti i fatti.
Questi si attennero alle linee guida della Regione Basilicata al momento della presentazione dei primi sintomi”. Linee guida che, secondo i consulenti, non erano però allineate al contesto nazionale di quei giorni: siamo, lo ricordiamo, nelle prime due settimane di marzo, quelle in cui la Pandemia era letteralmente esplosa in Italia, portando al lockdown totale. “Abbiamo riscontrato – scrivono – zone alquanto lacunose nell’organizzazione delle direttive in seno alla Regione Basilicata, nell’emanare disposizioni e linee guida, anche e soprattutto sulle direttive governative e sull’andamento del contagio in Italia”. Il forte sospetto dei consulenti della procura è che in quelle prime settimane di emergenza i tamponi scarseggiassero, così come i dispositivi di protezione per gli operatori sanitari.
Quello strettamente “sanitario” è soltanto uno dei due filoni d’inchiesta su cui si sta concentrando la procura di Potenza. Nei mesi scorsi, infatti, erano finiti sul registro degli indagati tre persone: la procura vuole verificare se nei giorni più delicati dell’emergenza sanitaria nella nostra regione, ovvero tra metà e fine marzo, nell’effettuazione dei test per l’individuazione dei casi Covid ci sia stata o meno una corsia preferenziale che abbia avvantaggiato persone asintomatiche rispetto a quelle con sintomi evidenti (febbre insistente e problemi respiratori) come Nicastro. Concorso in omissioni in atti d’ufficio e falso i reati a vario titolo contestati al direttore dell’Ufficio Igiene Pubblica dell’Asp, Michele De Lisa, al medico dell’Ufficio Igiene, Nicola Manno, e al direttore sanitario dell’azienda sanitaria di Potenza, Luigi D’Angola.

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