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22 le persone finite in carcere nell'operazione denominata "Glicine"

‘Ndrangheta, il maxi-blitz di Gratteri tocca la Val d’Agri: due arresti a Viggiano

Si tratta dell’imprenditore Enrico Moscogiuri, 50 anni, e del dipendente di un’azienda dell’indotto petrolifero, Antonio Corbisieri, 45 anni

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‘Ndrangheta, il maxi-blitz di Gratteri tocca la Val d’Agri: due arresti a Viggiano
VIGGIANO – Ci sono anche l’imprenditore Enrico Moscogiuri, 50 anni, e il dipendente di un’azienda dell’indotto petrolifero, Antonio Corbisieri, 45 anni, tra le 22 persone finite ieri in carcere nell’ambito dell’operazione denominata “Glicine”, il maxi-blitz contro la ‘ndrangheta coordinato dalla Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. La misura cautelare nei confronti dei due uomini di Viggiano è stata eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Potenza. Entrambi sono accusati di aver fatto parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso per presunti contatti con il clan Megna di Papanice, ovvero la cosiddetta cosca dei “Papaniciari” nel Crotonese. Agli atti dell’inchiesta ci sono vicende che si sarebbero consumate tra il 2015 e il 2016 nella zona di Parma dove entrambi i lucani arrestati all’epoca gestivano un ristorante di Collecchio riconducibile, secondo l’accusa, al boss Megna e diventato, per la Dda calabrese, baricentro di un fiorente traffico di sostanze stupefacenti. In totale sono 43 le misure emesse dal gip: in 12 sono finiti agli arresti domiciliari. Disposti inoltre 3 obblighi di dimora, 4 interdizioni dai pubblici uffici e 2 divieti di contrattare con la pubblica amministrazione. Le persone indagate complessivamente sono 123.
Le accuse vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso alla turbata libertà di scelta del contraente, fino allo scambio elettorale politico-mafioso. Nell’ordinanza il gip ha parlato di un diffuso sistema clientelare per la gestione di appalti pubblici e nomine politiche. Tra gli indagati anche l’ex governatore della Calabria, Mario Oliverio. In relazione alla posizione dei due lucani per il gip appare “di notevole rilievo investigativo la conversazione telematica registrata nella giornata del 23 giugno 2016 che cristallizzava la venuta a Crotone di Enrico Moscogiuri e Antonio Corbisieri; gli stessi si recavano prima a casa di Megna Mario e successivamente insieme al medesimo giungevano a Papanice per pranzare con il boss Megna Domenico che, evidentemente, li attendeva”. Nell’ordinanza vengono anche ricostruiti i contatti tra i due lucani e il clan Megna per l’acquisizione di un villaggio turistico in Calabria. Questo, invece, il giudizio del gip sulle condotte di Moscogiuri e Corbisieri: “Seppur non formalmente fidelizzati, mantengono rapporti di stretta ed abituale prossimità a personaggi di rilievo del sodalizio, con comportamenti sintomatici della loro affectio societatis, non esaurendosi essi nella realizzazione di reciproci vantaggi tra la propria impresa e quella consorteria. Questi vanno individuati, in particolari, nella disponibilità di propri locali aziendali, offerta al sodalizio per incontri tra esponenti di questo e imprenditori; nel mettere a diposizione di quello proprie risorse finanziarie, per il cambio di assegni o per necessità di contante; nell’attività di mediazione svolta in occasione di alcuni screzi di tipo associazioni, nell’essere messi costantemente a conoscenza delle dinamiche criminali. Le conversazioni – scrive ancora il gip nell’ordinanza – consegnano un dato inequivocabile, ovvero l’effettiva riconducibilità del ristorante di Collecchio anche, almeno in parte ai papaniciari, a comprova del reimpiego consapevole dei patrimoni illeciti nell’ambito di attività commerciali”.

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