MELFI – Dal centro Stile di Torino – dove è stata progettata – a Melfi, dove verrà prodotta per il mercato in 60 Paesi al mondo. Dopo il successo ottenuto con la Jeep Avenger – la più venduta in Europa – Compass sfodera quello che costituisce il secondo pilastro della strategia Stellantis per l’Europa. Tutto questo nello stabilimento lucano, che ha una storia di oltre trenta anni, più di otto milioni e trecentomila vetture sulle spalle, di cui 2.300 Jeep. E’ in questo scenario che si inserisce la nuova Jeep Compass, presentata ieri nello stabilimento di contrada Barone alle istituzioni, che presto sarà disponibile nelle versioni ibrido non ricaricabile e ibrido ricaricabile, in attesa del debutto anche dell’elettrico 4×4. Nella prima settimana ne verranno realizzate una ventina al giorno, ma l’obiettivo è di arrivare nel mese di febbraio a quota 400 ogni 24 ore. Una salita produttiva che step dopo step – è l’auspicio della Regione e dei sindacati – sarà accompagnata anche da un graduale rilancio occupazionale. La giornata di ieri si è aperta con gli interventi di Antonella Bruno, managing director di Stellantis e di Fabio Catone, responsabile Jeep. Poi, un tour – nei reparti Montaggio e Plastica – riservato alle istituzioni e alla stampa, per apprendere le varie fasi del processo produttivo. Terza generazione del Suv globale che è diventato una pietra miliare del successo del marchio in Europa e nel mondo, avrà il compito di uguagliare e – perché no – di migliorare i risultati già raggiunti in passato, quando si toccarono e si superarono i 2,5 milioni di vendite in tutto il mondo. Nel 2014 Melfi è diventato il primo sito di produzione Jeep al di fuori del Nord America, producendo inizialmente la Renegade e successivamente la Compass, comprese le pionieristiche versioni ibride plug-in 4xe. Da allora, oltre 2,3 milioni di veicoli Jeep sono usciti dalle sue linee. Costruita sulla piattaforma all’avanguardia Stla Medium, la Nuova Compass unisce le migliori capacità della categoria, il design iconico di Jeep, la tecnologia avanzata e la completa libertà di scelta dei propulsori, offrendo ai clienti la possibilità di scegliere la tecnologia che meglio si adatta alle loro esigenze, dagli ibridi efficienti all’alimentazione completamente elettrica. Dalle lastre di laminati fino alla verniciatura e all’assemblaggio delle componenti. Un vero e proprio “motore” per il nostro territorio regionale, esteso su una superficie di circa 1,9milioni di metri quadrati. Lo stabilimento di Melfi funge anche da banco di prova per tecnologie industriali all’avanguardia che saranno presto implementate in altri stabilimenti Stellantis. Tra questi ci sono sistemi laser avanzati che garantiscono una precisione del 100% nell’allineamento della carrozzeria e telecamere elettroniche ad alta risoluzione che monitorano continuamente i profili delle portiere durante tutta la produzione. Il sito sta inoltre adottando nuovi metodi di produzione rispettosi dell’ambiente, come l’innovativo processo di verniciatura 4-Wet, che elimina un intero strato di rivestimento per ridurre l’impatto ambientale. La sostenibilità è un impegno fondamentale in tutto lo stabilimento: le pompe di calore ad alta efficienza energetica sono già installate nelle cabine di verniciatura, con l’intenzione di espanderne l’uso in altre aree. Nel frattempo, Melfi sta aumentando la propria capacità di autoproduzione attraverso pannelli fotovoltaici, turbine eoliche e un sistema di biometano che ricicla i rifiuti organici provenienti dalle aziende agricole locali. L’obiettivo è quello di raggiungere fino a 54 MW di energia rinnovabile, pari al 70% del fabbisogno energetico totale dell’impianto, entro la fine del 2030. Nel suo intervento, Antonella Bruno, managing director di Stellantis, ha accennato anche al quadro normativo europeo, auspicando modifiche e revisioni. “Le difficoltà che stiamo attraversando non si fermano ai confini nazionali, ma riguardano tutta l’Europa dove ci troviamo a gestire, da una parte, una domanda che non decolla – nonostante qualche primo segno positivo su cui tornerò in seguito – e, dall’altra parte, una transizione energetica complicata. La sfida dell’elettrificazione, inoltre, nei termini in cui è stata posta, appare insostenibile perché gli obiettivi di decarbonizzazione sono disallineati rispetto alle dinamiche di mercato e dell’industria europea. Il nostro Paese è in prima linea in Europa per indirizzare al meglio queste sfide, ma molto è ancora da fare e il fattore tempo è tutt’altro che secondario. Abbiamo bisogno di regole chiare e pragmatiche”.